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Alba livida

Postato il 12 gennaio 2016 in Photo, Racconti
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San Miniato, Siena – 8.1.2016 – iPhone 6

Mac si alzò stiracchiandosi dopo l’ennesima notte di poco sonno, e come ogni mattina si diresse alla finestra. Guardò fuori, seguendo con lo sguardo i profili indistinti delle case fino a quel grosso grattacielo che non gli era mai piaciuto. Aveva sempre pensato che, già dal giorno in cui l’avevano terminato, sembrasse lo scheletro di un enorme mostro, il monumento funebre a un altro pezzo di verde strappato al suo quartiere. L’unica cosa che gli piaceva di quel grattacielo era la signora Vanda, che lo salutava con la mano ogni mattina quando usciva per stendere il bucato, mentre lui se ne stava in terrazza a lavorare al portatile. Chissà che fine aveva fatto, povera Vanda.
Darma uscì in quel momento dalla camera, si avvicinò a lui e lo abbracciò, destandolo dai suoi pensieri. “Vedrai che domani sarà una bella giornata”, gli disse, “e io e te usciremo con la moto e andremo a fare un picnic in quel posto che ci piace tanto, vicino al laghetto”. Mac si voltò, la strinse a sé e le diede un bacio sulla fronte. “Vai a vestirti piccola, che oggi dobbiamo uscire”.
Mentre Darma tornava verso la camera, Mac la seguì con lo sguardo, e la maglietta che lasciava intravedere la parte inferiore delle sue natiche così rotonde gli strappò un sorriso, ricordandogli ancora una volta del perché quel giorno di tre anni prima aveva rischiato di fare a botte per invitarla a prendere un drink. Poi tornò a guardare fuori, il suo sguardo si soffermò su quell’autobus parcheggiato sotto casa e pensò a quando di prima mattina le persone affollavano la pensilina, con gli occhi assonnati immersi nel cellulare e l’umore nero come il petrolio. Il petrolio che due anni prima aveva scatenato la guerra. All’inizio tutti avevano pensato che sarebbe finita presto, che si sarebbero trovate altre fonti, che in un modo o nell’altro si sarebbe fatto. Ma poi le cose erano degenerate, i paesi in via di sviluppo avevano reclamato il loro diritto all’oro nero ormai sempre più scarso, e nell’arco di pochi mesi tutto era diventato un casino mondiale. Invece di impegnarsi per trovare nuove fonti di energia, i governi avevano iniziato a impiegare tutti i ricercatori nella costruzione di nuove armi, che divennero ogni mese più pericolose e crudeli. Ora ad aspettare quell’autobus, fermo lì ormai da troppo tempo, non c’era più nessuno. Era diventato uno scheletro anche lui, l’altra metà di in un’ironica, macabra accoppiata col grattacielo.
Con un forte strattone Mac avviò il generatore, aprì il computer e dette un ultimo veloce sguardo alle mappe che era riuscito a scaricare qualche mese prima che la rete saltasse del tutto. “Allora, dove andiamo di bello?” chiese Darma. “Distretto 2, incrocio nord, dovrebbe esserci rimasto ancora qualcosa in quel magazzino”. Darma strinse le cinghie dello zaino al suo petto sempre più magro, si aggiustò gli stivali, indossarono le maschere, e insieme uscirono nella nebbia tossica.

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Just Me, Myself and I

Dei gamberi a colazione

Postato il 17 dicembre 2015 in Just Me, Myself and I

Qualcuno mi diceva sempre che io ero una tortura. Avevo grandi, enormi potenzialità, lo spirito giusto per fare tutto, per andare sempre più in alto, sempre più vicina al limite per poi superarlo, ma inesorabilmente facevo come i gamberi, tre passi avanti e due indietro. E questo era sfiancante. Ogni volta a sbattere la testa negli stessi errori e ricominciare da capo come se non non avessi imparato niente, o mi sforzassi ogni volta di farne di nuovi. Mi diceva che non ero costante e spesso incoerente, che avevo la dote di affrontare le cose difficili con leggerezza, la stessa leggerezza che usavo però anche per le cose importanti, quelle serie sul serio. Mi diceva che avevo una gran testa ma che la usavo solo per rincorrere le farfalle, perdendo inutilmente tempo prezioso. Mi diceva che ero una barca alla deriva perennemente indecisa su quale rotta prendere, e che nonostante tutta la sua buona volontà non avrei mai imparato a navigare da sola, ma a una certo punto, se fossi stata fortunata, mi sarei fatta “abbordare” da una nave più grossa e lasciata trascinare silenziosa. Nel peggiore dei casi, sarei naufragata su uno scoglio. Avevo vent’anni e l’universo mi sembrava meraviglioso e tutto da esplorare.

Sono passati tanti anni da allora e mano a mano che il tempo passa si fanno chiare tante cose di me che prima erano avvolte nella nebbia -era ora, mi si dirà-. La rabbia repressa, l’ostilità, e quella voglia mai sedata di andare oltre. Non sono naufragata, e forse non sarei mai riuscita a veleggiare da sola. Chi nasce tondo non muore quadrato, la solitudine non è una cosa che mi appartiene e a volte è bene prendere coscienza dei propri limiti, e non per forza, per quanto estremamente facile, non essere soli significa essere male accompagnati. Ho trovato un vascello sicuro che mi accompagna nella mia strada, ma io non me ne resto silenziosa. Navigare in due non è sempre facile, a volte si fa veloce, a volte meno, e per quanto a volte possa sembrare faticoso, in certi momenti bisogna fermarsi e aspettare l’altro. La cosa importante, sebbene il tempo sia prezioso, non è quanto dura il viaggio, ma la consapevolezza di ciò che si vuole e di dove si sta andando, e per quante cose ogni giorno cerchino di distrarci, non dimenticare mai l’obiettivo.

Nonostante tutto però, c’è una sensazione che purtroppo rimane costante in me, ed è quella del sapore dolceamaro della merda mischiata coi biscottini. Per quanto io mi sforzi di nuotare verso l’alto, c’è sempre qualcuno, direttamente o indirettamente, che tenta di trascinarmi sul fondo. Tutti abbiamo i nostri fantasmi, i nostri mostri, o semplicemente persone che tendono quotidianamente a metterci i bastoni tra le ruote. E quello che ancora non ho imparato a fare, nonostante gli sforzi, tutte le musate prese, le incazzature e le fregature, è quella di fare tabula rasa di queste persone. Virgilio diceva a Dante, passando di fronte al girone degli ignavi “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. E forse mai frase fu più azzeccata.

Ed è qui che il gambero fa una brutta fine. L’ha già fatta da un po’ in effetti, ma ora è il momento di mangiarselo a colazione, stendere il passo e sfondare ogni porta finché non avrò ottenuto ciò che mi spetta. Se l’universo si ostina ad essermi ostile, io lo sarò di più.

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Just Me, Myself and I

Delle perle di saggezza

Postato il 17 dicembre 2015 in Just Me, Myself and I

L’unico modo che conosco per resistere alle tentazioni, è starne lontana. Solo che anche quest’ultima opzione pare non mi riesca molto bene.

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The Untold

Di quando Machu Picchu non sta in Perù

Postato il 13 dicembre 2015 in The Untold

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Musica

Pino Scotto – The Exploders Duo live @ Black House Blues (AV)

Postato il 19 gennaio 2015 in Live, Musica

Prima di tutto vorrei spendere due parole per l’opening band, The Exploders Duo, un giovane duo dalla provincia di Avellino che per ora ha all’attivo solo un EP che la band, una delle tre vincitrici del concorso #Standforsomething, ha prodotto con Rolling Stones Italia. Sebbene siano, come dice il nome, solo due, picchiano duro, fanno casino, sono grezzi ma non troppo, e ricordano da vicino una delle band a cui si ispirano: i Bud Spencer Blues Explosion. Insomma, due ragazzi da tenere d’occhio.

Pino Scotto non ha bisogno di presentazioni: già militante dei Vanadium e conduttore di Database su Rock TV, la sua figura si erge come un chiassoso, irriverente e decisamente insolente pilastro del rock italiano. Fa il suo ingresso tra gli applausi di “una bolgia di persone perbene tramutatesi in emissari del diavolo” (cit.). E’ giù di voce per il concerto di ieri a Roma ma non per questo meno motivato, e con una buona sorsata di Jack Daniel’s per schiarirsi la voce la band attacca con “La resa dei conti (Kiss my ass)”, una sorta di dichiarazione di intenti che dà inizio a due ore di sano rock’n roll, intervallato dagli immancabili sermoni conditi dall’ottimo e consueto vocabolario di parolacce e imprecazioni indirizzate a politici, cantanti, e al sistema in generale. Non ci sono dubbi, sarà invecchiato, forse un po’ ingrassato, ma è lui.
Continuami.. »

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